La sostenibilità nel settore tessile riguarda l’intero ciclo di vita di abiti, calzature e prodotti per la casa: materie prime, produzione, tintura, trasporto, utilizzo, riparazione, riuso e fine vita.
Il tema è rilevante perché il consumo di tessili in Europa genera pressioni significative su clima, acqua, suolo e materie prime. Secondo l’Agenzia Europea dell’Ambiente, nel 2022 ogni cittadino UE ha consumato in media circa 19 kg di tessili tra abbigliamento, calzature e prodotti per la casa.
Perché il settore tessile ha un impatto ambientale elevato
Gli impatti principali derivano da:
- produzione delle fibre naturali e sintetiche;
- uso di acqua ed energia;
- tintura e finissaggio;
- trasporti e distribuzione;
- lavaggio e manutenzione;
- fine vita dei capi.
L’EEA stima che nel 2022 la filiera dei tessili consumati nell’UE abbia generato circa 159 milioni di tonnellate di CO2 equivalente e richiesto ingenti quantità di materie prime e acqua.
Fast fashion e sovraconsumo
Il fast fashion ha accelerato i cicli di acquisto e ridotto il tempo medio di utilizzo di molti capi. Il problema non è soltanto il materiale, ma anche la quantità di prodotti immessi sul mercato e la velocità con cui vengono sostituiti.
Ridurre il numero di acquisti impulsivi e usare più a lungo ciò che già possediamo può avere un impatto importante.
Quali fibre sono più sostenibili?
Non esiste una fibra perfetta in ogni situazione. Cotone, lana, fibre artificiali e sintetiche hanno profili ambientali diversi. La sostenibilità dipende da origine, processo produttivo, durata, possibilità di riciclo e uso effettivo del capo.
Per questo è meglio valutare il prodotto nel suo insieme invece di affidarsi a un solo materiale o a un’etichetta generica “green”.
Microplastiche e tessili sintetici
I tessuti sintetici possono rilasciare microfibre durante produzione, uso e lavaggio. La Commissione europea include la dispersione involontaria di microplastiche tra i problemi da affrontare nella strategia per tessili sostenibili e circolari.
La strategia europea per tessili sostenibili e circolari
L’Unione Europea punta a un settore in cui i prodotti siano più durevoli, riparabili e riciclabili e in cui riuso e riparazione diventino più accessibili. La strategia europea prevede inoltre maggiore responsabilità dei produttori e strumenti come il passaporto digitale di prodotto.
Riuso e second hand
Riutilizzare un capo già esistente permette di estenderne la vita utile e riduce la necessità di produrne subito uno nuovo. Il second hand è quindi una parte importante della circolarità tessile.
Approfondisci nella guida sul second hand e la moda usata.
Riparare prima di sostituire
Cucire uno strappo, sostituire una zip o adattare un capo può prolungarne la vita. La riparazione è spesso una delle azioni più semplici per ridurre l’impatto legato al consumo tessile.
Cosa può fare chi acquista
- comprare meno e scegliere capi destinati a durare;
- evitare acquisti impulsivi;
- preferire prodotti riparabili e di qualità adeguata;
- lavare solo quando necessario e seguire le istruzioni di cura;
- riparare, scambiare, donare o rivendere;
- usare correttamente i sistemi di raccolta tessile.
Tessile ed economia circolare
Il settore tessile è uno degli ambiti in cui il passaggio da un modello lineare a uno circolare è più evidente. Durabilità, riuso, riparazione e riciclo devono lavorare insieme.
Leggi anche il nostro approfondimento sull’economia circolare nell’Unione Europea.
Domande frequenti
Comprare un capo “sostenibile” basta?
No. Anche un prodotto realizzato con criteri migliori ha un impatto. Durata, numero di utilizzi e quantità complessiva di acquisti restano fondamentali.
Second hand e riparazione fanno parte della moda sostenibile?
Sì. Allungare la vita dei capi è uno dei principi chiave della circolarità tessile.

